Nella mente dell’attore: Mauro Lamantia

Nella mente dell’attore: Mauro Lamantia

Bentornati e Buon Anno a tutti!!!

Iniziamo quest’anno nuovo riprendendo la nostra rubrica “Nella mente di…” e oggi parleremo con Mauro Lamantia, giovanissimo attore teatrale e cinematografico.

Ho dunque raccolto le vostre domande e ho fatto due chiacchiere con Mauro sulle principali differenze tra cinema e teatro e non solo…!


1- C’è differenza nell’approccio ad un provino teatrale rispetto ad uno cinematografico?

Personalmente, non penso ci sia una differenza nell’approccio. La modalità di studio rimane la stessa: leggo ed esploro il testo come fossi un piccolo chimico, gioco con l’immaginario che quelle parole creano in me, mi aiuto con le informazioni sul personaggio che posso trarre dal testo stesso.

Cambierà il modo di restituire questo lavoro a seconda del tipo di provino: se dovrò farlo su un palcoscenico devo tener presente che chi mi ascolterà sarà presumibilmente in platea, che la mia voce dovrà essere udibile, che un “passaggio di pensiero” recitato soltanto col volto potrebbe risultare poco leggibile in teatro, mentre davanti a una macchina da presa sarà chiaro. E’ come se il mio corpo e la mia mente diventassero una console con tante manopole e bottoni grazie ai quali modellarmi e regolarmi. E’ faticoso, ma è anche tanto tanto divertente!

2- Perché hai scelto questa carriera?

 Me lo stanno chiedendo in tanti in questi giorni e io non so più che cosa rispondere, mi piace il fatto che una domanda come questa mi spiazzi! Posso dirti, però, che su questa strada mi ci ha portato una passione viscerale, una curiosità insaziabile e l’euforia ubriaca che provo quando recito. Si tratta di qualcosa che, secondo me, ha a che fare fino a un certo punto con la capacità di scegliere, che ritengo sia un atto razionale. Quando a diciotto anni feci i provini nelle scuole di recitazione non ero affatto ragionevole e consapevole! Ero investito da un’informe passione che mi accendeva. Poi poco alla volta, grazie anche alle esperienze vissute, ho detto: “sì, non mi vedrei a fare nient’altro che questo!”. Ma ho cambiato idea altre cento volte. E quando la cambio, da dietro la testa fa capolino la mia euforia ubriaca e mi dice: “E quindi? Stiamo ancora qui a farci le paranoie o recitiamo?!”

3- Preferisci il cinema o il teatro? E che differenze principali ci sono tra i due?

Mi struggo a cercare di risponderti, perché, in fondo, non preferisco nessuno dei due, amo follemente entrambi e spero con tutto il cuore di continuare a fare entrambi. La differenza principale? I cachet! Scherzi a parte, il fatto che il teatro versi in condizioni economiche così tanto più disastrose rispetto al cinema è una ferita che mi addolora tantissimo.

C’è un’altra grande differenza, però, che mi è chiara: a teatro dedichi parecchie settimane alle prove, fai nascere il personaggio, indaghi e ricerchi con un ritmo che ha a che fare con la lentezza, in senso poetico (le prove sono quasi un ritiro!). Poi vai in scena, ogni sera “nasci” con l’apertura del sipario, vivi e respiri col pubblico e poi “muori” quando si spengono le luci.

Il set, invece, ha una magia di tipo diverso: è come un formicaio dinamico e pulsante e tu sei una formica che insieme alle altre lavora con lo scopo di portare a casa le scene del giorno. Tu, attore, metti la faccia e l’interpretazione, altri mettono le luci giuste, le scene perfette, il costume, il trucco. Poi gridano: “motore!”…e subito dopo “azione!”…e lì accade qualcosa di magico per davvero, di profondo e che non so nemmeno descrivere.


4- Che differenze trovi nella preparazione di un personaggio teatrale o cinematografico, nelle tecniche di immedesimazione e nello studio del testo?

 La preparazione di un personaggio teatrale dipende tantissimo dal ritmo e dalla qualità delle prove: la “lentezza poetica” di cui sopra, la cura nella ricerca che permette alle “cose” di nascere poco alla volta, di fallire, di maturare, di essere concepite e incarnate da te e dal gruppo, tutto questo conferirà al mio personaggio una vita specifica e salda. E’ imprescindibile creare un linguaggio condiviso con i compagni di scena, un immaginario comune, un respiro d’insieme, perché saranno le armi con cui affronterò le repliche.

Preparare un personaggio di un film mi torna più faticoso per un motivo: non girerò quasi mai in senso cronologico le scene, pertanto sento la responsabilità di studiare a fondo il personaggio, il percorso che compirà e di avere chiari passaggi e tappe di questo percorso. D’altra parte sarò molto aiutato dalla ricostruzione degli ambienti– a volte commovente per quanto sia “viva”! – dalla dimensione concretissima della recitazione cinematografica e dalla direzione del regista. Sul set, poi, succederanno tante, troppe cose: l’inquadratura non è buona, le luci non sono giuste, un oggetto casca nel momento sbagliato, il sole non sbuca fuori dalle nuvole al momento giusto! Più ho una struttura solida e ben costruita, meglio reagirò ad imprevisti e accidenti, che sono preziosissimi sul set. Però se sbagli, rifai! Non dimentichiamolo mai.


5- Di recente è uscito NOTTI MAGICHE, con la regia di Virzì, di cui tu sei protagonista! 
Puoi raccontarci un aneddoto per te divertente e/o importante riguardo questa esperienza?  

Proprio per parlare di dimensione “concreta” della recitazione cinematografica: nel film c’è una scena in cui l’autista di Leandro Saponaro (interpretato da Giancarlo Giannini) mi porta per la prima volta nell’ufficio di questo. Abbiamo fatto diverse inquadrature per riprendere l’auto mentre sfrecciava sul Gianicolo. In quell’occasione guidò un vero stuntman. All’inizio ero un po’ spaventato, poi ho capito che potevo fidarmi ciecamente e alla fine gli chiedevo di fare un altro giro come i bambini sulle montagne russe!

Ma il set di “Notti Magiche” è stato talmente zeppo di situazioni e ambienti matti e belli che ognuno di quelli mi ha regalato una piccola perla che ricorderò per sempre.

Pensa alla ricostruzione del set dell’ultima scena dell’ultimo film di Fellini (La voce della Luna): quando l’ho visto, di notte, col freddo di dicembre, ho detto: “Gesùmaria!”, come avrebbe esclamato Antonino Scordia!

Grazie mille, Mauro! Noi speriamo di poterti vedere presto a Bologna, ad una delle nostre gite a teatro 🙂

Ma prima di concludere… un saluto speciale per tutti i DiverTeatranti allievi del nostro corso di teatro e non!!

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