Vittorio Alfieri (Asti, 1749 – Firenze, 1803) non è stato solo uno scrittore, ma una vera e propria figura titanica che ha plasmato il concetto di tragedia moderna in Italia. Se stai iniziando a conoscerlo, è fondamentale capire che la sua opera è un grido di libertà e un’espressione di passioni assolute.
In questa Guida per principianti vi porteremo nel mondo di Vittorio Alfieri cercando di riassumervi le massime linee della sua poetica.
Vittorio Alfieri, il padre della tragedia italiana
Il cuore della produzione alfieriana è costituito dalle 19 tragedie pubblicate tra il 1782 e il 1789, più altre due tragedie pubblicate postume alla morte.
Il teatro di Alfieri è un teatro dal forte sentimento politico, dove l’autore concentra in pochissimi personaggi e in un’azione rapidissima, temi patriottici che vengono applauditi dal pubblico italiano del tempo con fervore risorgimentale.
Mentre in Francia, nella seconda metà del Settecento, a rappresentanza del genere tragico nascono autori di spicco come Corneille e Racine, in Italia vediamo nascere invece Vittorio Alfieri. Alfieri viaggia molto in Europa, soprattutto in Francia, per cui sicuramente deve aver preso ispirazione dai due tragediografi francesi per le proprie opere.
Alcuni temi infatti ricorrono e rielaborano il tema della lotta titanica di Corneille ma anche della passionalità e l’anti-eroismo di Racine, tenendo conto però del contesto politico che stava vivendo l’Italia in quegli anni. Le tragedie di Alfieri hanno particolare risonanza, durante il così detto periodo giacobino, nello specifico nei tre anni che seguirono l’entrata di Napoleone Bonaparte in Italia.
Il tema della lotta titanica si concretizza nella centralità del ruolo di un personaggio: il Tiranno. Alla base delle tragedie di Alfieri, vi è il tema fondamentale del conflitto tra Eroe e Tiranno. Questa lotta viene interpretata da un punto di vista politico. Da un lato c’è il Tiranno, che incarna il potere assoluto, la paura, l’inganno e la violenza (es. Filippo II in Filippo). Dall’altro c’è l’Eroe, che lotta per la giustizia, la virtù e la libertà, anche a costo della morte.
I personaggi sono vittime delle loro passioni. Nel teatro di Alfieri, il carattere dei personaggi si identifica nella passione che li anima: amore totalizzante, odio implacabile, ambizione smodata. Questo rende le tragedie tese e violente, ma al contrario di Racine, Alfieri costruisce i suoi eroi come personaggi virtuosi che resistono agli impulsi passionali, uscendo vincitori al conflitto attraverso il sacrificio personale.
Un esempio calzante è la tragedia Mirra, in cui la protagonista viene indotta tramite una maledizione ad amare il suo stesso padre. Mirra piuttosto che farsi vincere da questa passione incestuosa dentro di sé, alla fine, sceglierà la morte.
I Capolavori da Conoscere
Per iniziare, ci sono tre opere essenziali che mostrano le diverse sfaccettature del genio alfieriano:
1. Saul (1782)
Il capolavoro assoluto, che va oltre il semplice scontro politico. È il dramma della solitudine del potere. Re Saul è un eroe tragico che lotta contro il suo destino, la sua follia e il suo senso di colpa, mentre vede la sua autorità minacciata dal giovane e virtuoso David. La tragedia è un’analisi profonda della disgregazione mentale di un uomo solo e disperato.
2. Mirra (1786)
Un capolavoro del dramma psicologico. Mirra, principessa di Cipro, nasconde un’orribile e inconfessabile passione incestuosa per il padre, Ciniro. Alfieri riesce a rappresentare l’orrore non con azioni esplicite, ma attraverso i silenzi, le esitazioni e l’angoscia della protagonista. È il trionfo della passione interiore e del fato.
3. Filippo (1775)
È il prototipo della tragedia di Alfieri e una delle più chiare espressioni del tema politico. Mette in scena la figura del re Filippo II di Spagna, incarnazione della Tirannide fredda, calcolatrice e sospettosa, che distrugge la felicità del figlio Don Carlos per gelosia e sete di potere.
L’esperimento del tragimelodramma.
Se il teatro di Vittorio Alfieri al tempo è stato reputato dal pubblico perfettamente godibile sia sul palcoscenico, sia sulla carta in forma di lettura – grazie a una versificazione rigorosa e godibile, che lascia molto spazio ai monologhi e dà voce ai pensieri e i ragionamenti dei personaggi – la sua passione per la messinscena fu tale da tentare esperimenti con altri generi. Ad esempio, tentò il tragimelodramma: una miscela tra tragedia e melodramma, che tuttavia non ebbe successo.
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