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5 film che puoi guardare per imparare la storia del teatro

Il settimo sigillo

Sei insofferente ai manuali ma sei un tipo curioso e vorresti saperne di più sulla storia del teatro? Eccoti una lista di 5 film che puoi guardare per capire l’evoluzione (o involuzione, dipende dai punti di vista) del teatro dalla Grecia al Novecento.

1. Edipo Re (1967), di P.P. Pasolini

L’Edipo Re di Sofocle è forse la tragedia greca più famosa. L’opera, scritta nel V secolo a. C., è ancora oggi molto conosciuta e influente nell’arte come nella psicanalisi: l’omonimo film diretto da Pasolini ne è un esempio.

Edipo è un’opera che cela in sé una profonda morale politica, opposta a una morale personale.

Il teatro nasce infatti nella prima democrazia nascente: ad Atene, nel V secolo a.C. Si credeva infatti che le tragedie avessero un importante valore educativo e che purificassero gli animi. Assistervi era obbligatorio per tutti i cittadini di Atene: se necessario, i governanti erano disposti a rimborsare perfino le giornate di lavoro perse per andare a teatro! Gli attori, d’altro canto, per una sola replica, guadagnavano tanto da permettersi di vivere e sostentare le proprie famiglie per ben vent’anni. (Perché non è ancora così? Cosa abbiamo sbagliato?)

Storia del teatro: edipo re
Edipo Re di Pier Paolo Pasolini

2. Il settimo sigillo (1957), di I. Bergman

In questo film un po’ vecchiotto, ma molto bello, si racconta di una partita a scacchi tra un cavaliere crociato e la morte. I coprotagonisti del film sono una famiglia di saltimbanchi. I saltimbanchi, o giullari, possono essere considerati i primi veri autori-attori professionisti della storia del teatro.

Ci troviamo nel Medioevo: i teatri sono chiusi per ordine della Chiesa. Eppure, nel film Il settimo sigillo, i saltimbanchi si ritrovano a dover affrontare come “concorrenza” proprio una sacra rappresentazione. Nello specifico, una messinscena della Passione di Cristo. Era frequente, infatti, che la classe clericale mettesse in scena spettacoli itineranti ispirati alle Sacre Scritture: dei veri e propri kolossal della regia, che coinvolgevano tutta la città e gli stessi fedeli.

Amatori e professionisti teatrali hanno sempre convissuto nel corso della storia. Anche oggi, ad esempio, come ne Il settimo sigillo, è probabile che un gruppo di autori sia costretto a contendersi il teatro con una compagnia parrocchiale.

Storia del teatro: il settimo sigillo
I due saltimbanchi de Il settimo sigillo

3. Shakespeare in love (1998), di J. Madden

Facciamo un saltino oltre la Manica e proiettiamoci nell’Inghilterra della seconda metà del Cinquecento. Questo film racconta di come Shakespeare abbia tratto ispirazione dalla propria vita per scrivere opere quali Romeo e Giulietta o La Dodicesima notte.

Per quanto la vicenda sia pura fiction, molti elementi diegetici sono perfettamente realistici: viene mostrato plausibilmente un teatro elisabettiano per come poteva apparire ai tempi di Shakespeare. Di forma circolare, semiaperto, privo di scenografia, per permettere facilmente la conversione dello spazio in un’arena (gli Inglesi amavano il teatro, ma molto di più le lotte tra animali). La sfarzosità dei costumi compensava la semplicità dello spazio.

Alle donne, inoltre, era preclusa la possibilità di recitare. Esistevano attori specializzati nell’esibirsi en travesti, che ricoprivano tutti i ruoli femminili. Non mancavano infine i problemi finanziari: oltre alla competizione, i teatri spesso erano costretti a chiudere e riaprire a causa della peste, dei puritani, e degli assalti della concorrenza (le compagnie si azzuffavano tra di loro).

Il periodo, tuttavia, è tra i più floridi della storia del teatro per quel che concerne la produzione di drammaturgie di pregio.

La riproduzione dello spazio teatrale in Shakespeare in love

4. Amanti perduti (1945), di M. Carné

Francia, 1800. Un attore pantomimico, Baptiste, vive una storia d’amore segreta con la bella Garance, la quale è invece innamorata di un attore di prosa. La vicenda romantica è un pretesto per immergere lo spettatore nell’atmosfera magica del panorama teatrale parigino dell’Ottocento: dai ballet d’action agli spettacoli di pantomimo, dalla prosa capocomicale alla nuova drammaturgia decadentista. La “sfida” amorosa tra il mimo e il primattore è indicativa della lotta che avverrà nell’Ottocento tra drammaturgia corporea e dramma, tra nuovi linguaggi e tradizione, tra interdisciplinarietà e svecchiamento del classico.

Il confronto tra i due attori in Amanti Perduti

5. Io danzerò (2016), di S. Di Giusto

Non c’è film che possa spiegare meglio la sperimentazione e la ricerca verso i nuovi linguaggi come Io danzerò. Il film racconta del lavoro della danzatrice e coreografa Loïe Fuller:  la musa del futurismo che ispirò Danse Serpentine. La ricerca della Fuller sul corpo e gli elementi della scena (musica, luce, costume) è paragonabile al genere di lavoro di ricerca che caratterizzò la scena del Secolo breve. Nasce proprio nel Novecento, infatti, il teatro post-drammatico, il quale asseconda la necessità degli artisti di creare immediatezza in un mondo che è sempre più dinamico, superando così il testo.

La danza serpentina in Io danzerò

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