Aspettando Samuel Beckett!

Aspettando Samuel Beckett!

La prossima Gita a Teatro si avvicina: il regista greco Theodoros Terzopoulos porta in scena Aspettando Godot, un testo di Samuel Backett! Aspettando Godot è un testo che ha segnato la storia del teatro, per questo oggi vi presenteremo una piccola introduzione a quest’opera e al suo autore!
Speriamo che sia utile ai più curiosi, e che aiuti anche a comprendere meglio lo spettacolo!

Samuel Beckett

Partiamo da una piccola introduzione sulla vita dell’autore: Samuel Beckett nasce in Irlanda nel 1906 e muore a Parigi nel 1989. Oggi la sua opera viene ricordata principalmente in relazione alla corrente del Teatro dell’Assurdo. Si tratta di una corrente poetico-drammaturgica che affonda le sue radici nella filosofia esistenzialista. Vale a dire quella corrente filosofica che si chiede sostanzialmente, in un secolo pieno Novecento, “cosa vuol dire esistere?”.

L’esistenzialismo, come anche il Teatro dell’Assurdo, prendono piede in Francia negli stessi anni in cui Beckett insegna francese al Trinity College di Dublino. Beckett, fin dai primi da accademico, prende poco seriamente il suo ruolo. Ad esempio, stanco della pedanteria dell’ambiente universitario, legge ai convegni testi di autori francesi che non esistono, inventati da lui e scritti per l’occasione, solo per burlarsi dei colleghi.

Ben presto, si rende conto che insegnare da una cattedra non è sufficiente, se chi ascolta non è disposto a imparare. Beckett trova perciò nel teatro il mezzo per esprimere il suo pensiero e la sua visione della vita umana. Ricordiamoci che siamo nella prima metà del Novecento, e che Samuel Beckett ha visto ben due guerre mondiale, e vede muovere in quegli anni i primi passi dell’umanità verso la Guerra Fredda.

Così nasce Aspettando Godot, che Beckett scrive per la prima volta in francese (anziché in inglese, la sua lingua madre). L’opera verrà pubblicata solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e la sua prima rappresentazione avverrà a Parigi, al Théâtre de Babylone,  per la regia di Roger Blin.

Oltre al teatro, però, Beckett si occupa anche di narrativa, poesia, cinematografia e radiofonia: tutte arti che lui userà per raccontare la sua visione filosofica dell’umano nell’epoca moderna. Nel 1969 Beckett vince il Premio Nobel per la Letteratura.

Aspettando Godot

Dopo la dovuta contestualizzazione, parliamo ora dell’opera: Aspettando Godot. Come si può notare già dal titolo dell’opera, Aspettando Godot è un dramma dell’attesa. L’azione motore di tutta la vicenda è una non-azione: quella di aspettare passivamente una persona, il Signor Godot, appunto, che non verrà.

I due personaggi principali, Vladimiro (detto Didi) ed Estragone (detto Gogo), aspettano il Signor Godot su una strada desolata. Unica “scenografia”: un albero, che segna il passare del tempo. Le foglie cadono, ma Godot non si fa vivo. Didi e Gogo continuano ad aspettare inerti. In quel momento, arrivano altri due personaggi: Pozzo e il suo servo Lucky. Pozzo tiene Lucky a una corda, come se fosse un cane, ed è il proprietario del terreno dove Didi e Gogo aspettano.
Il legame tra i due, simboleggiato dalla corda, che diventa sempre più corta man a mano che si prosegue con lo spettacolo, è inscindibile: Lucky è servo e prigioniero al tempo stesso di Pozzo, e in qualche modo questo rende anche Pozzo legato a Lucky.

Verso la metà dell’opera, arriva anche un ragazzo: il messaggero di Godot. Didi e Gogo, anziché reagire al messaggio del ragazzo, rimangono immobili. Le loro battute: “Beh, andiamo?”-“Sì, andiamo” precedono la didascalia: Non si muovono. E questo succede diverse volte, anche in chiusura dell’opera, facendoci intendere che Didi e Gogo resteranno lì, inerti, ad aspettare Godot, che non arriverà.

Spiegazione dell’opera

Se non avete capito nulla: tranquilli, è normale! Si tratta di Teatro dell’Assurdo, un tipo di teatro fortemente simbolico. Il testo non ha indicazioni di movimento e dinamicità, la stessa struttura “non rispetta” quella tradizionale in tre atti, tenendone solo due (di solito, nel secondo di tre atti, si svolge il cuore dell’azione di un dramma). Questa struttura priva il dramma di uno sviluppo: la situazione resta la stessa prima, dopo e durante. I movimenti sono piccoli, essenziali: il testo è pieno di pause, ripetizione di gesti e battute, silenzi, vuoti.

Beckett dichiara nelle sue intenzioni legate alla scrittura di quest’opera quella di ritrarre l’inerzia della società, che rifiuta di agire, andare avanti, aspettando che qualcosa succeda senza però fare nulla per far sì che accada. Beckett intende mettere in luce un’assurdità di base legata alla frustrazione dell’attesa, domandandosi se in effetti l’individuo sia davvero impotente di fronte agli eventi del mondo come crede di esserlo.

Interpretazioni diverse

Nel corso della storia, l’opera (essendo appunto molto “vaga”), è stata soggetta a diverse interpretazioni.
Inglese “God” vuol dire “Dio”, perciò al tempo qualcuno ipotizzò un’interpretazione in chiave religiosa, leggendo nell’attesa di Vladimiro e Estragone come l’espressione di una crisi mistica legata all’attesa della venuta di Dio. Attesa che non avverrà, perché Dio in realtà non c’è, non esiste o non vuole presentarsi. Ma l’interpretazione fu un sentimento legato al pessimismo e alla disillusione generale del dopoguerra, in un mondo che prendendo consapevolezza degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, si è sentito, per mezzo secolo, abbandonato da Dio.
Tuttavia, Beckett smentì quest’interpretazione in un’intervista. Tuttavia, sono stati parecchi i registi che si sono sentiti liberi di re-interpretare Beckett per tentare di rispondere alle domande della loro contemporaneità.

Uno di questi è Theodoros Terzopoulos, che andremo a vedere all’Arena del Sole il 17 Febbraio.  Come si scrive sul sito di Emilia Romagna Teatro, il testo di Samuel Beckett diventerà, sotto la regia di Terzopoulos, uno spunto per riflettere sulla natura umana e il futuro. Come si può vedere dalle foto, l’albero non c’è e viene sostituito da un’apparato scenografico più complesso. Dalle foto, possiamo aspettarci che la scenografia sia stata studiata proprio per restituire allo spettatore questo limbo immutabile. I pannelli, infatti, inglobano letteralmente i i corpi degli attori che interpretano i personaggi, immobilizzandoli fisicamente. Tuttavia, quest’analisi è data dai soli materiali promozionali… per poter elaborare una reale riflessione, bisogna andare a vedere lo spettacolo, e farsi un’idea a partire da ciò che si vede! Ora gli strumenti per elaborare un’interpretazione l’avete: fateci sapere quale sarà!

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