Gli “scherzi” drammaturgici di Anton Cechov

Gli “scherzi” drammaturgici di Anton Cechov

Nel mese di Aprile si festeggia la giornata degli scherzi. Tra gli scrittori più inclini agli scherzi troviamo sicuramente Anton Cechov.

Chi era Anton Cechov?

Anton Cechov: autore russo della seconda metà dell’Ottocento, noto per aver scritto soprattutto drammi che vedono protagonisti i membri della classe borghese. Parliamo quindi di Zio Vanja, Il gabbiano, Tre sorelle, Il giardino dei ciliegi.

Ispirandosi alle opere di Cechov, estremamente realistiche e con personaggi molto complessi, Stanislavskij fonderà il suo metodo di recitazione naturalista incentrato sullo studio del personaggio. Si dice che la battuta più difficile da recitare nella storia della drammaturgia, ad esempio, non sia “Essere o non essere”, da Shakespeare, ma “A Mosca! A Mosca! A Mosca!”, da Tre sorelle di Cechov.

Cechov è uno di quegli attori che tenta di “rinnovare” il dramma “antico” per permettere un “cambio” di mentalità nello spettatore e nel mestiere del drammaturgo. Tuttavia, non era solo questo. Cechov, oltre al drammaturgo, faceva anche il medico. Il suo mestiere gli ha permesso di incontrare le tipologie più disparate (e disperate) di personaggi: ecco perché i personaggi dei suoi drammi sono estremamente realistici. Tuttavia, Cechov non si è fatto mancare l’occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa creando degli “Atti unici”, nei quali gli stessi personaggi dei suoi drammi vengono esasperati fino a renderli comici.

L’orso

Il più famoso è sicuramente L’orso. L’orso altri non è che un grezzo venditore di biada che si reca a riscuotere presso un’inconsolabile vedova in lutto il debito contratto dal marito mentre era in vita. Lei è ancorata alla sua posizione: si seppellirà viva tra quattro mura, non vedrà mai nessun altro uomo al di fuori del marito, per dimostrargli, anche da morto, l’amore che provava per lui in vita, e che lui, d’altro canto, non gli ha mai ricambiato adeguatamente.

Nel giro di un unico atto la struttura tragica verrà smascherata per quello che è: una farsa messa in scena dalla stessa vedova per attirare a sé gli uomini. Il venditore di biada, naturalmente, avendo avuto, lui, parecchie amanti, e nonostante comprenda i piani della donna, finirà per innamorarsi di lei proprio nel momento in cui lei rinuncerà all’uso delle armi “femminili” della seduzione e la finta ingenuità, per impugnare le armi “maschili” e sfidare a duello il suo avversario.

La domanda di matrimonio

Un altro “scherzo” particolarmente famoso è La domanda di matrimonio. Si tratta di un siparietto esilarante. Trama: una visita tra proprietari di tenute vicine per permettere un fidanzamento e l’unione delle proprietà, si trasforma in un litigio da latifondisti.

Oggetto della contesa è dapprima il “prato dei bovi”: appezzamento di terra che si trova vicino al confine con le proprietà. In seguito la discussione si sposta su chi abbia il cane da caccia migliore. Questo porterà la proposta a compiersi solo quando il pretendente sfiorerà un infarto a causa del litigio e del carattere intrattabile dell’altra. Solo nel momento in cui uno dei due sarà semi-incosciente, quindi, la proposta di matrimonio si concretizza e viene accettata da entrambi tramite la mediazione del padre di lei.

“L’orso” e “La domanda di matrimonio” sono stati di recente fusi insieme in un unico spettacolo a cura del Teatro Stabile del Veneto: potete vederlo su RaiPlay.

L’anniversario

Sintesi perfetta delle tematiche dei due atti unici precedenti è di sicuro L’anniversario. Anche l’Anniversario tratta infatti il tema della diversità del mondo maschile con quello femminile, come quello di ironizzare sulla classe borghese.
In onore dei festeggiamenti per l’anniversario della banca, il direttore si prepara a ricevere i delegati e spera che tutto fili liscio. Il suo brusco collaboratore misogino lo avverte di tenere le donne lontane dai festeggiamenti per evitare che li rovinino. Ciò si rivelerà effettivamente vero quando a irrompere nei preparativi è una vecchia signora che pretende dei soldi dal direttore. Come se non bastasse, la moglie stessa del direttore, di ritorno da un viaggio, inizierà a civettare dell’ultima disavventura amorosa della sorella.

 

Cechov amava fare questi “scherzi” con le sue drammaturgie: questi tre sono solo i titoli più famosi degli otto che Cechov scrisse. Tra questi ricordiamo anche I danni del tabacco, Tragico controvoglia Il canto del cigno.

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